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Signore e signori... Riduci

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(Autoritratto)

 

 

 

di Roberto Randi 

Non c’é niente da fare. In certe cose, alcuni di noi hanno una marcia in più. Conosco l'amico Gianluca da ormai molti anni, eppure ogni volta mi sorprende. Mi spiazzano le sue battute veloci, le sue arguzie, la presa in giro anche di  se stesso, il suo gusto per il non senso. Basta dargli uno spunto, a volte solo una parola, e lui parte in quarta.

Spesso succede che mi batta proprio sul tempo. Anch'io, magari penso che avrei detto la stessa cosa, ma lui ha fatto prima. Quella battuta non la posso più usare: è ormai vecchia, inutile come il giornale di ieri.

Così, immagino, dovevano essere i menestrelli e i trovatori del tempo antico. Veloci a passare da una storia all'altra, dal comico al serio, al tragico.

 

Ognuno di noi è diverso da chiunque altro, ma in fondo viviamo tutti nello stesso mondo. Ci scorrono davanti gli stessi avvenimenti, le stesse notizie. Presto le avremo dimenticate, o al più ci lasceranno un impressione che svanirà lentamente, che ricorderemo appena. Per molti è così. Si vive e basta, senza tante domande. Ma per alcuni no. Gianluca mi mostra una foto ritagliata da un giornale, un volto sconosciuto, e mi dice ".. ecco, vedi,  questa è la faccia che ci vuole, l'espressione che cercavo". Al momento non capisco, non ci vedo nulla di speciale, ma poi la ritrovo disegnata a china in una delle sue storie oppure descritta a parole in uno dei suoi racconti o nei suoi rapidi intensi versi ..La  ritrovo trasformata, semplificata, spogliata del superfluo e rafforzata, dipinta a tinte più intense. Mi fa dire: avevi ragione, ..era quella giusta, anch'io l'avrei scelta, l'avrei dipinta così. Capisco allora che disegnare o raccontare in fondo è la stessa cosa.

 

Ma tutto questo è solo una breve pausa. Poco dopo siamo di nuovo presi dalle nostre faccende. Le nostre necessità quotidiane, grandi e piccole ci riempiono la giornata, non ci lasciano spazio per altro. Ma quell'attimo, breve quanto il momento trascorso davanti ad un quadro o quanto il tempo di leggere un racconto, ci restituisce qualcosa di noi stessi, qualcosa che una volta ci apparteneva e che poi abbiamo creduto perso, dimenticato in un baule in soffitta o in una stanza di cui non abbiamo più la chiave. Per questo occorre che queste cose non vadano perdute, ...occorre che ci sia qualcuno che le sappia raccontare, uno come Gianluca, come i menestrelli e i trovatori di un tempo. Per questo occorre che ci siano i poeti.

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