Checchè se ne dica... venerdì 30 luglio 2010
Zoo Zeto Matteo Riduci

copertina - zoo zeto matteo.jpg

- Mille giorni di te e di me

- Il sogno e l’incubo

- Riflessi d’acqua sull’asfalto

- Serata romana

- Dalla luna

- Ostia Antica

- Il palloncino

- La luna su Roma

- Saraluna

- La pace

Zoo Zeto – L’altra faccia del mare

Sono qui notte mia

                                                    

 

 

 

Checchè se ne dica...

 

Lara Di Giangiacomo:

Un po' di tempo fa ho letto i tuoi racconti, visto e commentato i tuoi disegni, apprezzato i tuoi fumetti e tutto questo mi ha dato modo di assaporare le emozioni che ciascuno di essi trasmette. Emozioni, stati d'animo da te vissuti. Si sente nella tua arte un'armonia di poesia e realtà, un gioco altalenante tra gioia e preoccupazione, no, direi piuttosto rabbia. Traspare un conflitto interiore: un parte di te ama profondamente la Vita (intesa anche nel senso divino dell'immortalità) e un'altra parte vorrebbe sfidarla. Ma è sempre il buonsenso ad avere la meglio...

 

Robin Edizioni:

Riteniamo che i suoi siano racconti coinvolgenti di argomento vario, adatti in particolare a un pubblico giovane e sensibile, ma poco collocabili nella nostra produzione editoriale.

 

Miriam Serrano:

Sono molto dolci i tuoi racconti, fanno pensare ad un universo di sfumatura che in genere si ignora.

Myriam.

 

Antona Felici:

Gianluca,

Ho letto tutti i tuoi racconti, alcuni in treno questa estate, mi hanno fatto compagnia mentre tornavo dal lavoro sola sola al mare altri prima di addormentarmi.

Mille Giorni di te e di me l'ho letto tutto d’un fiato, trovo che hai saputo descrivere in modo reale la sofferenza di un addio, a chi non e' capitato di essere lasciato? Le scene, le parole, gli atteggiamenti sono proprio quelli che hai saputo descrivere tu.

Alcuni racconti ho dovuto rileggerli più di una volta, tra le righe si legge "sofferenza" e la parola "rabbia"  è ripetuta più volte, si vede che li hai scritti quando il tuo cuore era in piena!!!!!!

Sono felice di averti incontrato, continua a scrivere …….sono sicura che ce la farai !!!

Vivrò con te la soddisfazione di vedere un tuo libro pubblicato!

Ciao.

 

Maurizio Di Francesco:

Gianluca, ho avuto il piacere di esplorare alcuni dei tuoi pensieri, sapientemente messi in risalto sotto forma di immagini con la china. Sono estremamente colpito dalla forte sensibilità che trapela dal più profondo dell'anima, mi complimento e mi rallegro, pensando che ci sia ancora qualcuno capace di avere tali qualità. (Sembra assurdo ma i pochi artisti rimasti sono come animali in via d'estinzione).

Tra i racconti ho focalizzato "Il sognatore" storia ambientata a Sulmona agosto 2005, interessante è la poesia che trapela, fra le righe, si percepisce, rievoca le stelle, le stesse del vate Dante o Petrarca: "Le stelle sembran voler consumare tutto in una notte la loro energia residua" (frase di Jude n.d.r.).

Altro racconto di grande spiritualità è: "Il presepio di Greccio" probabilmente mi ha entusiasmato molto poichè sono legato e devoto alla figura umile del poverello di Assisi, l'espressione in chiaro scuro che trapela nei tratti dei personaggi è significativa.

Bravo Gianluca anche sotto forma di hobby, dedicati con passione, sono estremamente convinto che in un futuro sarai giustamente premiato.

Maurizio Di Francesco.

 

  

MILLE GIORNI DI TE E DI ME

[L’ultimo anno di quella storia passò così pesantemente sul sentiero della sua esistenza da lasciare un’impronta profonda d’insicurezza sulla sua pelle, una cicatrice che lo fece sentire a disagio come un ladro a cui viene tagliata una mano a dimostrazione della sua vita passata. La cicatrice diventa parte del dolore che la ferita comporta e così, dietro il sorriso velato di malinconia ebbe paura che il suo fedele rimorso, tenuto al guinzaglio, cominciasse ad abbaiare all’improvviso, infastidendo i suoi amici, i colleghi, gli inquilini e...]

[Ebbe una gran voglia di urlare, con quanta più forza poteva, gridare sul suo viso, su quegli occhi che in altri tempi erano stati il rifugio per momenti d'intimità. Avrebbe voluto gettare di peso su quella bocca, tutte le frustrazioni che quella bocca stessa, poco loquace ma tagliente, aveva creato, avrebbe voluto strillare così da vicino da poterla raggiungere con le sue stesse labbra... e... baciarla.]

 

Carla Vitale:

Un racconto perfetto della sofferenza di una persona lasciata.....La descrizione dell'Amore è talmente profonda che sembra di poterlo toccare...!!

Bellissimo!

 

Roberto Randi:

Non l'ho ancora letto fino in fondo, ma mi è piaciuto da subito. E' scritto in modo molto condensato, ogni espressione è meditata e soppesata, si sente che racconti una vicenda vissuta che ti ha coinvolto profondamente. Per questo il tuo racconto non va letto d'un fiato, ma con calma e a piccole dosi, perché molte frasi possono essere motivo di riflessione e di rimembranza di cose accadute più o meno ad ognuno di noi, anche se la maggior parte di noi non sarebbe capace di descriverle con la stessa efficacia. Il tuo modo di scrivere mi ha subito fatto venire in mente la tua capacità di illustratore.

 

 

IL SOGNO E L’INCUBO

[…La mia mente cominciò a viaggiare ad una velocità impressionante, i pensieri si accavallarono tra loro sfrecciandomi a fianco, ero un’auto lanciata in una folle corsa su una strada alberata, ma non ero io che guidavo. Un’emozione forte pulsava nelle vene, sentivo rabbia verso chi mi aveva sparato proprio nell’istante, ne ero sicuro, in cui stavo scoprendo la verità.]

 

 

RIFLESSI D’ACQUA SULL’ASFALTO

[Le ultime ore passarono tranquille ma nulla faceva presupporre che la crisi fosse finita. Il problema era proprio che quegli stati d’animo arrivavano repentini e indietreggiavano molto lentamente come un’onda densa sulla spiaggia, lasciando detriti e pensieri malsani che lo preoccupavano perché in quei momenti perdeva ogni traccia della sua lucidità e si sentiva letteralmente perso, nervoso ed instabile. Zeto diventava intrattabile e proprio per questo preferiva isolarsi.]

 

 

SERATA ROMANA

[Ma quella sera Zeto detto ‘er Cicala’, ex cantante di un gruppo rock-submetropolitano, gruppo che poi si sfasciò, come la sua vita del resto, si alzò, lasciò la sua birra sul tavolo, i suoi amici a bocca aperta e se ne andò dicendogli:

-“A regà, m’avete rotto cò ste frescacce. So du anni che annamo in bianco e tutte le sere a dì le stesse cose. Ve saluto

Mentre Zeto si allontanava ‘Er Soiola’ gli gridò dietro:-“A ‘Cicà’, ma che te s’è interrotto er ciclo?-

‘Er Teschio’ calmò la situazione:-“Ma lascialo stà”

Poi rivolto al "Barone" gli disse:-“Daje a ‘Barò’, raccontace de quella de Fregene”]

 

Marcello Poli:

Anche "Serata Romana" non mi ha colpito particolarmente. Tutto si svolge troppo rapidamente, il finale e' quasi scontato (per chi legge fantascienza).

 

Stefania Buconovo:

Molto bello, fantastica e molto vera la frase del barbone "la vita è il sonno la morte il risveglio". La scena che mi ha fatto venire in mente è tuo padre e tua madre oggi, alla finestra che guardano lo scorrere della vita dei loro nipoti. Poi colpo di scena ecco di nuovo il caro amico Zeto, poi ancora la sorpresa della maternità.

Sei fantastico in così poche righe riesci a racchiudere e trasmettere tante emozioni.

Continua così sei un grande.

 

 

DALLA LUNA

[Fantastici colori e magiche ombre rimasero in un ritmo di tamburo, nel ritmo semplice di un cuore complicato, un cuore appena accennato, ma pulsante di vita, malinconico salto nel buio in un mondo sconosciuto. Cominciava questa nuova esperienza, pulcino nel cortile del mondo, Zeto bambino della luna.]

 

Grazia Gullo:

Ed eccomi qui…con gli occhi offuscati dalle lacrime…i tuoi racconti suscitano emozioni. Coinvolgono. E riesci ad esprimere i tuoi sentimenti…racconti una parte di te…e ti spieghi, a te stesso ed al mondo.

E noi, allegri e non sempre attenti lettori, ci lasciamo travolgere…e ci ritroviamo così, a scrivere un commento più o meno coerente, ma…si sa, non sempre i sentimenti sono coerenti…

Ti dico una cosa, Gianluca: vai avanti. Hai tanto da dare…anche quando ti sembra che il mondo ti ruoti contro, anche quando la gente non capisce ciò che fai…non è per forza colpa tua. Arriverà chi ti saprà capire, arriverà chi ti darà un sostegno, arriverà chi riuscirà ad accendere il tuo sorriso… e ti sentirai completo e sereno. Ma non perdere mai la voglia di raccontare, con fumetti o con parole più o meno contorte, quello che pensi della vita…è la tua espressione, il tuo tesoro. E se nessuno sembrerà capirlo, non ti arrendere. L’apparenza inganna, e non sempre è facile farsi capire. Siamo qui per questo…e noi abbiamo il dovere di danzare la vita, così come viene. Più o meno semplicemente…con allegria, trasporto, malinconia, tristezza, con senso di abbandono, solitudine, rabbia…con le critiche degli altri…con i sensi di colpa…con il nostro modo di fare. È la vita…e noi possiamo esprimere tutto…

Grazie

 

 

OSTIA ANTICA

[Gli piaceva isolarsi, fermarsi per riflettere, per pensare ed ascoltare la “sua” malinconia. La chiamava così: “sua”, perché quando sentiva la malinconia, gli affioravano immagini, suoni e parole da raccontare; così lui non faceva altro che rimanere in silenzio e ascoltare. E diventava solitario, lontano, minuscolo e si godeva il silenzio fuori di se e la grande musica che dentro lo pervadeva. Sembrava tristezza e abbandono, ma dentro era gioia, ascolto, suono, voglia di raccontarsi e di raccontare. Vivere. Il contatto con lui, in quei momenti, era possibile solo tramite un varco magico che solo le persone sensibili sapevano.]

 

Carla Pallavicini

ho letto il tuo racconto...

Ostia Antica ed in particolar modo il suo teatro, è un luogo importantissimo per me, perché  mi richiama alla mente un giorno di tanti anni fa, quando ero una ragazzina appena uscita da scuola e giocavo a fare "l'indossatrice"... bè proprio in quel teatro, durante una sfilata in abito da sposa, ho capito quello che non sarei mai voluta diventare!

Sono tornata in quei posti in occasioni diverse... nel corso degli anni... e l'emozione che mi regalano quegli scavi è sempre molto forte...

questo per dirti che l'ambientazione che hai scelto per il tuo racconto, mi è ben nota e, per alcuni versi, cara...

Il racconto è tutto bello, mi piace la gestione temporale, e mi piace soprattutto nella seconda parte la descrizione dei luoghi, delle piccole cose... perché dai la possibilità al lettore di viverle, vederle, toccarle...

 

Marcello Poli:

Non sono riuscito a digerirlo. Primo fra tutti "Ostia Antica". Sarà un avversione che ho per questo genere di racconti ma le parole non mi entravano in testa.

 

 

IL PALLONCINO

[Tutto si era fatto all'improvviso fragile; il cuore pompava sangue, ad una velocità più alta di quanto non aveva sperimentato prima, ma provava freddo, il freddo che non è dato dalla temperatura rigida dell'inverno, ma dalla consapevolezza di fare qualcosa che nasce come gioco e poi sfugge al controllo.]

 

 

LA LUNA SU ROMA

[Claudo stava scendendo i pioli della scala e saltò gli ultimi due con l’agilità di un ventenne. Aveva l’aria soddisfatta e sul viso gli si accese un piccolo sorriso quando mi vide e capì che lo stavo osservando

-“Zeto, ragazzo mio, come stai?”

Gli feci un segno con la testa, un segno che lui faceva quando voleva dire ‘Così, un po’ più bene che male’

-“Hai sistemato l’insegna!”

Aggiunsi come per fargli un complimento per ciò che aveva appena finito di fare,

-“L’ho solo ‘restaurata’ un po’, era tutta rovinata”

L’insegna, quella del suo locale era conosciuta da tutti nel quartiere e lì, in quel vecchio angolo di Roma…]

[Era fatto così Claudo impazziva per chiunque avesse un po’ di sana e buona passione.

Più di una volta organizzò delle mostre di quadri, tra le quali, ma non ne sono sicuro, credo abbia messo qualcosa dipinto da lui senza mai confessarlo.

Poi c’erano le partite della nazionale. Ricordo ancora la notte della coppa del mondo; dovevate vedere la bolgia, mancavano solo i fumogeni. Eravamo una cinquantina di persone, grandi, piccoli, donne, anziani e donne anziane. Sembrava la curva sud. Che emozione quando insieme all’immagine di Pertini che esultava, vidi mio nonno gioire, curvo per l’età, buttare all’aria il suo cappello e la sua vecchiaia. E mentre Zoff alzava la coppa noi alzavamo dei bei boccali di birra fresca offerti da Claudo e poi in piazza a festeggiare con le bandiere legate al collo. Quanta gioia, da riempirci una nazione.]

 

Marcello Poli:

Le cose iniziano a migliorare con  "LA LUNA SU ROMA" dove la storia e' delineata abbastanza bene. Forse quello che racconti e' un po' slegato. La descrizione della vita del protagonista viene interrotta dalla tragedia, e la storia cambia, ma c'e' qualcosa che non convince, non so spiegarti bene cosa.

 

Carla Vitale:

Molto bello...

Malinconico e forte....Appassionante cmq, m'ha tenuta col fiato sospeso e con la smania di sapere come andava a finire....

Complimenti!

 

Baldo Massimo:

Ho letto la luna su Roma...scrivi bene anche se in certi punti sei troppo prolisso nello spiegare lo stato d'animo.

Hai colorito molto bene una parte della tua vita passata.

Adesso te non te la prende . . . in fin dei conti mica faccio il critico letterario!!!!

 

Antonio Iannotti:

"La Luna su Roma" Davvero una bella storia, raccontata con dovizia di particolari, è stato bello leggere il racconto con la mia ragazza in riva al mare, immedesimandosi nel personaggio. In alcuni tratti sei stato un pochino lento, ma solo perché non vedevamo l''ora di correre alla riga successiva per capire cosa sarebbe accaduto! Ciao ciao e ancora complimenti..... Continua a raccontare storie e a regalare emozioni...

 

Carlo de Rossi:

Carissimo Gianluca

mi sono preso un (bel) po’ di tempo per potermi leggere con calma il tuo racconto: é bellissimo, mi ha fatto un enorme piacere leggerlo e mi sento onorato a riempirne indirettamente qualche riga (Carlo è il chitarrista del racconto n.d.r.).

Hai già scritto prima altri racconti? Hai davvero un talento da narratore per le scenette ed i dettagli, magari perdi il ritmo o ci infili qualche frase "farraginosa", ma in generale é ottimo: io fossi in te lo pubblicherei.

 

 

SARALUNA

[Il ventiquattro dicembre del millenovecentonovantacinque, non era nulla di simile a quello che Zeto avrebbe voluto per se e per Sonia. Non capiva cosa stesse accadendo e perché tutto esplodesse in lui con quell’assurdo frastuono. Aveva da poco riavvicinato la cornetta all’apparecchio con un movimento lento per rimandare il più possibile la fine di quella storia, ma già sentiva il triste rumore della comunicazione interrotta. Il giorno si stava spegnendo dietro i vetri sporchi di una cabina telefonica, le schegge di vetro a terra, si incastravano sotto le suole spesse delle sue scarpe. Non voleva muoversi perché ad ogni piccolo gesto provava un fitta lancinante allo stomaco come una ferita, come se il suo dolore fosse un dolore fisico. Ma non lo era.]

[…presi il registro e lo lanciai in alto verso quello stadio di animali urlanti e iene ridens, poi con tutta la rabbia fissando la professoressa, rovesciai la scrivania che cadde in avanti urtando i primi banchi e facendo vibrare il pavimento. Alcuni si azzittirono, il rumore diminuì, altri, insensibili a quanto successo, proseguirono il loro spettacolo continuando a fare battute su di me. La professoressa impallidita non riusciva a togliermi lo sguardo di dosso, sicura che aver buttato per terra la cattedra era solo un rozzo palliativo per non metterle le mani addosso. Presi il mio giubbetto e la borsa e scappai via fissando per sempre quella scena che avrei rivissuto molte volte.]

 

Marcello Poli:

"SaraLuna" secondo me e' il migliore. In questo metti molto della tua vita, così come in quello precedente, ma qui forse riesci a raccontare con più distacco dall'esperienza personale il racconto. Il racconto precedente sembra quasi che sia scritto per alleviare una sofferenza interiore. In questo il problema e' superato. Presenti altri punti di vista, e questo va bene. Il racconto scorre quasi sempre bene, senza intoppi. Potresti addirittura usare questo come contenitore per il racconto precedente. Magari la storia di queste due persone (i protagonisti) che poi alla fine si conoscono, così per caso, "sfiorandosi" durante il racconto, intervallando la narrazione delle due storie. I personaggi, poi andrebbero aggiunti un po' alla volta, per non creare confusione nella loro identificazione.

 

Grazia Gullo:

Molto bello…indicato al mio periodo.

Intenso, emozionante…vivo…

Forse poco lineare, proprio come i pensieri che fluiscono nelle nostre menti quando c’è molta voglia di raccontarsi, di farsi capire…

Coinvolgente. In alcune frasi ho rivissuto il mio stato d’animo di questo periodo…

È bello leggere i tuoi racconti…

C’è solo un “ma”. Racconta anche quello che i tuoi occhi vedono di bello nel mondo. Raccontalo per te, raccontalo per gli altri. Raccontalo per rileggerlo a distanza di tempo, nei momenti bui. Raccontalo per gli altri, perché capiscano chi sei.

Un urlo disperato non rimane isolato. Anche quando ci sembra di essere soli…c’è qualcuno che ci prende per mano, e ci aiuta a risalire il fossato. E cresciamo…impariamo a conoscere il mondo, e noi stessi. Impariamo a conoscere la nostra forza, il nostro limite. I nostri sentimenti rimangono con noi, sempre…è bene che tutti conoscano le nostre gioie al pari dei nostri dispiaceri…

 

Guarda dentro di te…e fai uscire i colori che hai

g. 

 

LA PACE

[Il caldo afoso non fa altro che aumentare il fascino di questa estate. Non è invadente, al contrario mi sento immerso nel suo odore denso ed acre.

La luce spezzata dalle imposte, penetra stanca e indolente e inonda la piccola stanza quasi tutta occupata dal letto matrimoniale pieghevole.

Le lenzuola bianche e tiepide mischiano tra le pieghe, i fiori disegnati sulla stoffa.

Il mobile sopra il letto fa pensare ad una sentinella immobile con lo sguardo dritto all’orizzonte o meglio perso nel vuoto.

Una musica araba arriva dalla spiaggia poco distante, sale trasportata dall’aria calda della corrente ascensionale, tra i riflessi magici dell’asfalto cotto dal sole, sale come il passo di una lucertola, danza, si ferma, riprende in controtempo con suoni che sembrano uscire furtivi e complici come da dietro le quinte di un pentagramma.]

 

Grazia Gullo:

Mi hai commosso.

È bellissima…credo che dovresti tenerla…per lei…per quando sarà grande. Credo che qualsiasi persona, se leggesse queste righe, non avrebbe più dubbi…sull’amore sconfinato di un genitore, sulla gioia sconfinata di esserlo.. nessuno avrebbe più paura della paternità/ maternità. E credo anche che chiunque legga queste frasi non possa fare altro che capire il tuo punto di vista…il tuo carattere gentile…il tuo essere teso a carpire ogni piccolo particolare della vita, per non farlo sfuggire. Ora capisco i tuoi fumetti…la cura e la bellezza. Ora comprendo molto di più…

Grazie. Mi hai regalato un istante magico.

Grazia

 

Andrea Tondinelli:

Spettacolare è la tua sensibilità per poter scrivere tali cose sulla tua piccola Martina.

Andrea

 

Brigida Di Giuseppe:

Non ho parole…. È bellissimo.

Quando parlavi di Martina, mi si sono riempiti gli occhi di lacrime… mi hai commossa.

Un pezzo, bello, scritto bene e molto profondo.

Alcuni passaggi li ho letti più volte.

Ti lascia una sensazione di tenerezza e malinconia.

Devo farti veramente i miei complimenti.

E' bellissima !!!
E da come scrivi… sei un ottimo padre !!!

 

 

ZOO ZETO – L’ALTRA FACCIA DEL MARE

[-“Ahò, a maschio, che hai visto un negro passà de qua?

il tono era perentorio tenuto a freno per poco.

Il secondo con la maglietta attillata alzò la voce e disse:

-“Sto fio de na mignotta c’ha rubato ar negozio, ma si lo pijo, ie rompo le corna, ie rompo”

l’autista sbottò e dall’alto verso il basso disse:

-“Allora, l’hai visto o no stò gran cornuto?”

Il secondo non diede spazio alla risposta e sentenziò:

-“Ce vengono a rompe er c..zo”

Zeto smise di arpeggiare, fece finta di non capire, li guardò con lo sguardo spento e disse:

-“What’s?”

A quel punto i tre coatti, persa la pazienza e ansiosi di raggiungere l’africano, lasciarono Zeto che li guardava con uno sguardo ebete e mentre risalivano in auto il terzo uomo sbottò:

-“Si va bè, pure un francese dovevamo beccà, ma vaff...”]

[Zeto aprì un quaderno, provò la penna a sfera blu. La traccia sulla carta era forte e chiara, sospirò e dopo una settimana dal giorno del pontile di Ostia, cominciò a scrivere quello che Aileka Benjamin, il ragazzo africano gli raccontò…

... Anche quando il sogno non è che un gradino sopra l’incubo, strappare le radici è un dolore silenzioso che mi porto appresso, che non si posa come la polvere arida dopo il passaggio di questo camion che mi sta portando via. Quel nuvolone è dentro di me.

Fango, immondizia, lamiere ondulate sopra le case sono le linee della mano della mia vita. Ragazzi come me, morti di AIDS…]

 

 

SONO QUI NOTTE MIA

[“Sei matta?” Lui alza la voce, lei nel suo silenzio impietrita, china leggermente il viso verso il basso lasciando però lo sguardo fisso sul volto di quella sagoma con il giacchetto di pelle scamosciata. La domanda superflua non ha obiezioni se non la tacita arresa della donna che è solo in attesa della brusca reazione del marito. Le chiavi dell’auto girate nel cruscotto, non so decidermi se accendere oppure no. Lo schiaffo parte all’improvviso anche se la donna se lo aspettava. Il rumore secco della mano sulla sua faccia impietrita. Tutto si ferma tranne un movimento nell’aria, un luccichio e un rumore di occhiali caduti sull’asfalto.]
         



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