Tutto è iniziato con la fine di un amore…
Ho cominciato così, anche se qualche traccia dentro l’avevo già e quando me ne sono accorto, quando questa traccia ha cominciato a pulsare, io non ho fatto altro che restare ad ascoltare …e scrivere.
I racconti che seguono iniziano così, con un ragazzo, Zeto, sdraiato su un divano con le gambe a penzoloni sul bracciolo, gli occhi fissi al soffitto e la sua anima che come un telo per cineprese ‘super otto’ gli mostra le immagini di quei “Mille giorni di te e di me”.
Il tempo passa, nelle ossa e nella carne e cicatrizza, a volte bene, a volte male e Zeto si ritrova nella vita dura dello stress caotico del suo lavoro in balia de “Il sogno e l’incubo” ma per fortuna c’è l’amore che torna ostinato come un assassino sul luogo di un delitto e trova barriere e lascia i suoi “Riflessi d’acqua sull’asfalto” ma anche sogni per il futuro da respirare in una calda “Serata romana” e ricordi e fantasia di un ottobre magico di molti anni fa quando io, Zeto, arrivai “Dalla luna” richiamato dall’amore dei miei genitori. Come un piccolo pulcino Zeto cominciò a muoversi nel grande cortile del mondo ma presto capì che non gli bastava, che avrebbe dovuto varcare i confini ed entrare in ascolto di quel mondo colorato e malinconico che aveva dentro di se a miliardi di anni luce dai suoi giorni e a pochi chilometri da “Ostia Antica”.
Il viaggio inizia, dura e finisce, mi lascia una nuova esperienza e paure non ancora vinte che bloccano i pensieri e lasciano volare via “Il palloncino” che i miei mi avevano appena comprato ed ho paura che con lui voli via il mio amore per loro. Ma forse è solo uno strappo come quando Zeto si accorge che la sua infanzia è finita, stracciata dalla rabbia di una città che non riesce a fermarsi per godere dell’arte mentre “La luna su Roma” si rispecchia in una pozzanghera e sopra l’insegna di un locale.
Fermati Zeto a pensare al tuo passato, perché è da lì che nasce tutto, le cose buone e le verità distorte, forse a volte basta una vita immaginata e scritta, un racconto che parli di te anche se la protagonista è una ragazza che fugge dal suo dolore e che i suoi amici chiamano “Saraluna”.
Prenditi un momento Zeto perché “La pace” possa arrivare a te nel caldo di un’estate, nei 7 mesi di una piccola vita che fidandosi di te si lascia coccolare addormentandosi tra le tue braccia di papà. Goditi quell’istante infinito prima che il logorio della vita torni con i suoi titoli dei giornali a gridare le contraddizioni di un’Africa tutta succube o totalmente delinquente quando il niente è comunque meglio del nulla, quando scopriamo “L’altra faccia del mare”.
Spegni l’ansia dei tuoi pensieri, Zeto e apri il tuo cuore verso te e verso le persone a cui devi chiedere permesso per essere te stesso quando nel rumore del mondo sussurri “Sono qui notte mia”.
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